16051_383500421735417_439492146_n

La donna vampiro del Lazzaretto di Venezia

Pubblicità
Il video sarà disponibile tra secondi

 

16051_383500421735417_439492146_n

Secondo la leggenda i vampiri “non-morti”, sepolti a fianco dei cadaveri degli appestati, si nutrivano del sangue di questi ultimi per poi riuscire fuori dalla tomba e contagiare altre persone. Così gli addetti alla sepoltura inserivano un palo o un mattone nella bocca dei sospettati. E così che è stata ritrovata la “vampira” veneziana, con un mattone in bocca che le ha frantumato tutti i denti.16051_383500421735417_439492146_n

I SEGNI DEL MALE Com’era possibile riconoscere il vampiro in un cadavere, per procedere al rituale? «Secondo le testimonianze dell’epoca, e che si riferiscono anche alle conoscenze dei secoli precedenti, una prova di aver intercettato la sepoltura di un vampiro era il cadavere intatto e il sudario masticato e consunto a livello della sua bocca», spiega Borrini. A questo essere malefico gli studiosi medievali hanno dedicato diverse trattazioni “scientifiche”. Nel 1679 Philuppus Rohr, teologo protestante, presenta all’Università di Lipsia la sua Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum, nella quale descrive alcune caratteristiche comportamentali di questi defunti: i nachzehrer erano soliti, nella loro tomba, masticare il velo funebre (il sudario), provocando un rumore simile a un grugnito, e come una larva crescevano e maturavano finché erano in grado di emergere come veri e propri vampiri, mentre l’immediata conseguenza della masticazione erano le epidemie. Continua alla fonte–->QUI

 

 



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>